Priviet, Alexej

"Ringrazio Dio che mi ha concesso l’onore di visitare l’Estonia, terra cara al mio cuore”. Il 29 settembre 2003 Alessio II, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, si congedava dalle monache del convento di Puthica dopo aver pregato sulla tomba del principe Shakovskoy, antico governatore generale dell’Estonia.
5 DIC 08
Ultimo aggiornamento: 22:38 | 17 AGO 20
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"Ringrazio Dio che mi ha concesso l’onore di visitare l’Estonia, terra cara al mio cuore”. Il 29 settembre 2003 Alessio II, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, si congedava dalle monache del convento di Puthica dopo aver pregato sulla tomba del principe Shakovskoy, antico governatore generale dell’Estonia. A Tallinn, capitale dell’allora nuova Repubblica dell’Estonia, Alexej Mikahilovic Ridiger era nato il 23 febbraio 1929. Il padre, sacerdote ortodosso e discendente di un’antica famiglia baltica si era rifugiato in Lettonia per sottrarsi alla rivoluzione bolscevica. La madre era figlia di un pope di Tallinn. Al convento di Puthica Aleksej bambino si recava ogni anno in pellegrinaggio con i genitori. A Tallinn frequentò il liceo, servì messa, collaborò alla riapertura della cattedrale di san Alexander Nevskij. A Leningrado entrò in seminario.
Nel 1950 per non partire soldato ottenne una dispensa per sposarsi il martedì della prima settimana dopo la Resurrezione, quando nella chiesa ortodossa i matrimoni sono proibiti. La moglie era figlia di un pope. Dopo meno di un anno divorziarono. Nel 1958 fu nominato arciprete, nel 1961 in marzo ricevette la tonsura, in agosto divenne vescovo di Tallinn, nel 1964 arcivescovo e nel 1968 metropolita. Ricoprì una quantità di incarichi, presiedette la commissione per l’organizzazione delle celebrazioni del millennio dell’evangelizzazione della Russia. Nel 1986 fu nominato metropolita di Leningrado e dell’antica città di Novgorod, conservò l’amministrazione della diocesi di Tallinn. Nel febbraio del 1990 l’Urss divenne una Repubblica presidenziale, Gorbaciov fu eletto presidente, morì il Patriarca Pimen I. Alexej gli successe, primo patriarca della chiesa russa a non cambiare il nome, primo della storia sovietica a non essere eletto su pressioni del Partito comunista. La chiesa russa ripose in lui e nelle sue capacità amministrative grandi speranze, il che non evitò le voci, sicuramente infondate, che lo dicevano antico e solerte agente del Kgb.
Alessio II si battè per l’introduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole statali, richiese una legge sulla libertà di coscienza. Durante il colpo di stato del 1991 denunciò l’arresto di Gorbaciov, stigmatizzò i militari, pronunciò un appello contro la violenza fratricida. Il colpo fallì, l’Urss si sgretolò, Alessio glorificò le vittime del comunismo, a cominciare dallo zar Nicola II e la sua famiglia, condannò l’antisemitismo, vigilò sui rapporti tra chiesa e stato, promosse l’azione missionaria ortodossa, soffrì male l’azione missionaria cattolica, intervenne sulle questioni internazionali, cercò l’unità della chiesa ortodossa. Fu in visita a Parigi e Strasburgo. E’ morto venerdì 5 novembre.